La settima onda (Alle sieben Wellen), Daniel Glattauer

Come promesso qualche mese fa, dopo aver recensito
“Le ho mai raccontato del vento del Nord”
, son riuscito a leggere anche il seguito, “La settima onda”, di cui vi propongo la recensione.

Ricapitolo velocemente cos’è successo nel libro precedente: a causa di un errore, la signorina Emmi Rothner invia una mail al signor Leo Leike. Tra i due si instaura una fitta corrispondenza, nutrita dalla curiosità che entrambi hanno nei confronti delle rispettive vite private. Leo ed Emmi diventano confidenti, si raccontano a vicenda i propri problemi, si confessano. Il tutto senza mai incontrarsi, però.

Tra i due si intromette, ad un certo punto, qualcuno e le cose precipitano (in bene o in male? Lascio a voi la curiosità di scoprirlo, se non l’avete ancora fatto!).
“La settima onda” riprende le cose dove le avevamo lasciate alla fine della prima parte (in inglese, i due libri di cui vi ho parlato sono stati etichettati “Love virtually” proprio per sottolineare che la relazione tra i due nasce in mezzo alle righe delle email): Leo ed Emmi, tra alterne vicende, riprenderanno a sentirsi e la situazione, in un modo o nell’altro, evolverà.

La farò molto breve: ho letto questo libro in due sere, quindi  direi che è scorrevole ed incuriosisce, anche se a tratti mi sono sentito un po’ impiccione, dato che si ficca il naso nelle conversazioni tra due persone. Forse però è proprio questa l’attrattiva principale del libro: anche se non mi aveva entusiasmato più di tanto, “Le ho mai raccontato del vento del Nord” aveva almeno introdotto l’innovazione di una storia tra due persone che nasce e si sviluppa interamente su internet, coinvolgendo non due adolescenti (cosa piuttosto diffusa, ormai) ma due giovani trentenni (cosa che invece si sente in giro molto meno).

“La settima onda”, comunque, rientra tra quei sequel di cui avremo potuto serenamente  fare a meno: Glattauer complica ancor di più la storia, che va avanti stancamente tra situazioni già viste e clichés di varia natura. Se volete leggere il libro e farmi sapere cosa ne pensate, vi suggerisco allora di non leggere lo “spazio spoiler” qui sotto (per i miei lettori che non hanno molta familiarità con l’inglese, fare spoiler significa raccontare la trama, svelandone i punti chiave). Altrimenti, andate pure avanti, ma non ditemi che non vi avevo avvertito. 😉
A presto con una nuova recensione, grazie per avermi letto!

Buona lettura!

 

 

SPAZIO SPOILER:

Alla fine de “Le ho mai raccontato del vento del Nord”, Leo ed Emmi decidono di incontrarsi a casa dell’uomo. Alla fine, però, la donna si tira indietro, insomma gli dà buca, e di tutta risposta Leo emigra a Boston, negli Stati Uniti. Difatti, il libro si conclude con una mail di “delivery failure”, insomma il messaggio che ci viene inviato in automatico quando sbagliamo a digitare l’indirizzo email del destinatario o l’indirizzo stesso è inesistente o è stato cancellato. Questo è il punto di partenza de “La settima onda”. Da qui in avanti, i due riprendono a sentirsi quando Emmi scrive a Leo ed egli, dopo qualche insistenza della donna, risponde. La storia passa attraverso fasi già viste nel primo libro, con la novità che i due si incontrano più di una volta, finiscono a letto insieme, si separano nuovamente e, alla fine della fiera, si mettono finalmente insieme. Purtroppo la storia langue, nel senso che, più o meno a metà, inizia a diventare un po’ pesante. Se Glattauer si fosse fermato col primo libro, secondo me, avrebbe prodotto una storia carina, godibile e senza il solito lieto fine. Con questo secondo libro, mi sembra quasi che abbia voluto inserire il lieto fine a forza.

La ragazza di Charlotte Street (Charlotte Street), Danny Wallace.

Dopo mesi di inattività forzata a causa dell’università e del conservatorio, entrambi tornati a pieno regime, “Recensioni di un clown” torna di nuovo (e finalmente!) a parlarvi dell’ultimo libro letto: “La ragazza di Charlotte Street” dello scrittore inglese Danny Wallace.

Wallace, già sceneggiatore di film come “Yes, Man” (ad essere proprio pignoli, egli ha scritto il libro omonimo E POI ha collaborato alla stesura della sceneggiatura), si cimenta nel raccontaci la storia di Jason Priestley, un ex insegnante che aspira a fare il giornalista, che ha la sfortuna di chiamarti come l’attore protagonista della famosa serie anni ’90 Beverly Hills 90210.

Single da poco, appena scaricato dalla sua ex ragazza ed in piena crisi dei trenta e passa anni, Jason vive con Dev, anch’egli sulla trentina e fiero proprietario di un negozio di videogiochi vintage, il “Power Up!”, in un appartamento “accanto ad un posto che tutti credono un bordello ma che in realtà non è un bordello”: entrambi tentano di cavarsela alla meno peggio nella loro vita di tutti i giorni. Per guadagnarsi da vivere, Jason scrive recensioni per il quotidiano gratuito “London Now”, in distribuzione nelle stazioni della metropolitana ed alle fermate degli autobus: grazie al suo lavoro, egli riesce a girare Londra in lungo ed in largo, partecipando ad eventi più o meno interessanti e frequentando i locali più o meno in della capitale britannica.

Di ritorno da una di queste serate, Jason ferma un taxi in Charlotte Street: molto cavallerescamente, però, cede il passo (anzi la vettura) ad una ragazza dal cappotto blu, resa impacciata dalla grande quantità di buste, pacchi e persino una pianta che portava con sé. Il nostro la aiuta a salire, chiude la portiera, il taxi parte e… Jason si ritrova con una macchina fotografica usa e getta in mano: prova a fermare l’auto, che imperterrita continua la sua corsa in mezzo al traffico londinese e così Jason è costretto a tenere l’oggetto per sé con il proposito di restituirla alla legittima proprietaria.  Che è molto carina…

Come fare a contattarla?

È un crimine sviluppare le foto altrui?

È stalking? Invasione della privacy?
Che fare? Sviluppiamo o no?

Non risponderò a questa domanda, lascerò a voi il compito di scoprirlo!
Il libro di Wallace è molto carino e leggero, sebbene lo spessore possa scoraggiare (sono circa 400 pagine: il mio amico Alberto ha commentato con “Troppa carta per me!” 😉 ). La lettura, comunque, è scorrevole e gradevole, i personaggi sono molto ben caratterizzati e non mancano i colpi di scena, soprattutto verso la fine. Per chi di voi ha letto anche “Alta fedeltà”, i colpi di scena saranno un po’ meno, ma scommetto che sarete d’accordo con me nel dire che leggerlo da capo al fondo valga la pena: Jason è molto simile a Rob, il personaggio di Nick Hornby, per l’appunto, e questo l’ha reso subito simpatico.

Quel che più mi è piaciuto di questo libro, che poi è il motivo principale per cui ve lo consiglio, è la capacità di Jason di rimettersi in gioco e ripartire da zero trovando da sé le motivazioni per continuare a credere in quello che fa, riscoprendo vecchie amicizie, creandone di nuove e, soprattutto, riuscendo a sfruttare tutte le occasioni che la vita ci offre, che siano rappresentate da una macchina fotografica usa e getta che ci ritroviamo in mano per puro caso o che provengano da scelte che noi stessi abbiamo compiuto.

Come sempre, fatemi sapere cosa ne pensate. Dal canto mio, prometto di non far passare due mesi prima della nuova recensione, d’ora in avanti dovrei poter dedicar un po’ più di tempo alla lettura. 😉

Buona lettura a voi, a presto!

Meno di zero (Less than zero), Bret Easton Ellis

Oggi vi presento un libro che mi piace davvero molto. L’ho scoperto per caso, grazie al suggerimento del papà di un mio amico, alla fine della quarta superiore: l’ho scelto poi come libro di lingua inglese da presentare all’esame orale della maturità.

Visto che in Italia non è molto conosciuto, anche se la sua opera omnia è edita da Einaudi, mi sembra quasi doveroso scrivere una piccola introduzione sull’autore. “Meno di zero” è un libro dello scrittore americano Bret Easton Ellis: uscì nel 1985, quando Ellis aveva 21 anni e studiava ancora all’università. Ellis scrive in modo molto diretto e senza peli sulla lingua: non si preoccupa di apparire irriverente, sarcastico o “pesante”, egli scrive e dice quel che pensa. Fa parte del gruppo letterario dei “Brat pack” (letteralmente, brat sta per “ragazzino viziato”), insieme ad una manciata di altri scrittori americani, quali Jay McInerney, accomunati dal modo di scrivere molto diretto, impegnato ma scorrevole. Quasi tutti loro hanno pubblicato la loro prima opera letteraria quand’erano poco più che ventenni, nella prima metà degli anni ’80.

Di tutti i romanzi e le raccolte di racconti che Ellis ha scritto, non ne ho persa una. Ho letto tutto ciò che è stato pubblicato in Italia e vi assicuro che leggere qualcosa di suo non è tempo sprecato. Vi consiglio di seguire, però, l’ordine cronologico ed iniziare a leggere “Meno di zero”, in modo da apprezzare anche la crescita letteraria dell’autore.


I suoi libri sono, nell’ordine: Meno di zero, Le regole dell’attrazione, American Psycho, Acqua dal sole, Glamorama, Lunar Park e Imperial Bedrooms.


Protagonista assoluto di “Meno di zero” è Clay, un ragazzo di 19 anni bello, biondo e ricco. Studia nel New Hampshire, a Camden, e torna a casa, a Los Angeles (precisamente a Mulholland) per le vacanze di Natale.

La trama del romanzo si sviluppa nell’arco delle due settimane che vanno da Natale all’Epifania. Man mano che la storia prosegue, troviamo altri ragazzi belli, biondi ed abbronzati: Blair, la ragazza di Clay, Alana e Kim, due amiche di Blair, Julian e Rip, che riforniscono di cocaina i ragazzi della Los Angeles benestante. L’ambiente in cui Ellis ci proietta è quello di produttori televisivi, medici di grido, agenti cinematografici, attori, modelli, un mondo all’apparenza luminoso ma in realtà pieno di misteri, segreti e lati negativi, che vengono spietatamente messi in evidenza.

Il romanzo non è lunghissimo e si legge con facilità: lo stile di Ellis è scorrevole, semplice, quasi giornalistico, e descrive rapidamente ma con una precisione quasi maniacale la scene che si svolgono pagina dopo pagina, fin nei dettagli più sordidi.

Visto (anzi letto) ciò che accade nel romanzo, personalmente vedo “Meno di zero” come un romanzo di formazione un po’ particolare: viviamo insieme al protagonista soltanto per qualche settimana, non per anni come accade di solito, ed egli ha già una personalità fatta e formata, che ci piaccia o no. Clay, alla fine del romanzo, prende una decisione che lo farà crescere, lasciandosi alle spalle, in un modo o nell’altro, il mondo della sua adolescenza. Ho apprezzato moltissimo questo romanzo proprio per il coraggio del protagonista e per il fatto che è l’unico individuo a distinguersi dalla massa (è anche vero che ci vuole poco…).

Ellis presenta gli stessi personaggi in “Imperial Bedrooms”, presentato qualche anno fa (ho conosciuto personalmente lo scrittore!) a Torino: è una sorta di “Meno di zero” 25 anni dopo. Tra qualche mese pubblicherò anche la recensione di questo romanzo, così da permettervi di leggere “Meno di zero” senza rovinarvi nulla.

Da “Meno di zero”, così come da altri libri di Ellis, è stato tratto un film che, però, non vi consiglio: lo stesso scrittore si è apertamente schierato contro la trasposizione cinematografica, sia dal punto di vista della trama, per niente attinente col romanzo, sia dal punto di vista del cast, che non rispecchiavano il modo in cui Ellis aveva immaginato i suoi personaggi. In più, nel film viene attribuita a Clay una sorta di etichetta di “angelo custode” di Blair e dei suoi amici, cosa di cui non c’è traccia nel libro.

Per questa lunga recensione (in genere sono più sintetico ma avete capito che questo scrittore mi piace molto), consiglio anche di ascoltare la canzone “Less than zero” di Elvis Costello, che dà il titolo al libro.

Grazie dell’attenzione e per avermi seguito fino alla fine! 😉
Buona lettura, a presto!

Le ho mai raccontato del vento del nord (Gut gegen Nordwind), Daniel Glattauer.

Recensioni di un clown torna al lavoro dopo circa un mese di inattività: sono capitate un po’ di cose che mi hanno portato ad “abbandonare” un pochino la lettura ma non temete: abbiate pazienza di aspettare qualche giorno (devo portare il computer dal tecnico), nuove recensioni sono “under construction” ed arriveranno presto su questi schermi. Vi ringrazio perché continuate a leggere quel che scrivo, vi ringrazio per i commenti che mi lasciate, continuate così.
Colgo l’occasione per salutare la mia fan numero uno, la mia amica Sabrina, che mi segue da sempre.


Spazio all’autore!

Daniel Glattauer è uno scrittore austriaco: in patria è diventato molto famoso come scrittore di storie romantiche, non sempre a lieto fine, che prendono spunto da diverse situazioni della vita quotidiana.

“Gut gegen Nordwind” è la storia un po’ particolare di Leo ed Emmi: Emmi scrive una mail alla redazione di “Like” che finisce, per colpa di una e di troppo nell’indirizzo email, nella casella di posta elettronica di Leo Leike. Questo scambio dura un paio di email, fino a quando Leo non prende l’iniziativa e prova, quasi per gioco, ad indovinare la professione, l’aspetto fisico, il carattere di Emmi. Lei partecipa al gioco, ricambiando l’interesse dimostrato dall’uomo . Più di una volta entrambi fantasticano di incontrarsi (una volta riescono persino a vedersi “in anonimato”, cercando di identificarsi in un bar affollato), parlano delle loro vite e dei loro problemi.
Una “normale” corrispondenza tra amici di chat, però, si trasforma in una vera e propria dipendenza: la vita coniugale e familiare di Emmi va a rotoli, Leo non vuole più uscire con nessuno perché preferisce passare la serata con Emmi, fin quando un “intruso” non si intromette tra loro.

In realtà, pur avendo sentito parlare bene di questo scrittore, di cui “Le ho mai raccontato del vento del nord” è il primo romanzo e ha venduto oltre 700.000 copie, il libro non mi ha entusiasmato più di tanto: la storia è un po’ paradossale, nel senso che mi sembra un po’ improbabile che uno sbaglio in un indirizzo email possa condurre a ciò che viene raccontato, la conclusione abbastanza scontata ma almeno la traduzione è di buona qualità, scorrevole e comprensibile ed il romanzo si legge in un pomeriggio. Sinceramente, però, se dovessi consigliare ad un neofita un romanzetto leggero, tra i tanti che ho letto nel corso degli anni, non gli consiglierei questo. Non è da scartare del tutto, non è brutto ma resta a metà.

Ho scoperto che Glattauer ha pubblicato un seguito, intitolato “La settima onda”… La recensione presto su questi schermi!

A presto, come al solito buona lettura!

Natura morta con custodia di sax (But Beautiful: A Book About Jazz), Geoff Dyer.

“Natura morta con custodia di sax” presenta nove tra i più grandi musicisti jazz di tutti i tempi: i pianisti Duke Ellington, Thelonious Monk, Bud Powell, i sassofonisti Lester Young, Harry Carney, Ben Webster, Art Pepper, il contrabbassista Charles Mingus ed il trombettista Chet Baker, ognuno protagonista di un racconto (Duke Ellingtone e Harry Carney compaiono, a differenza degli altri, in coppia).

La grande novità di questi racconti sta nel fatto che presentano i musicisti sotto una luce del tutto nuova: sebbene siano ritratti sotto i riflettori, le caratteristiche che vengono sottolineate dalla penna di Dyer sono quelle personali, mettendo spesso in evidenza il lato umano di questi grandi della musica e non soltanto la grandezza delle loro opere, che si commentano già da sole.
Il racconto che ho apprezzato più di tutti riguarda il pianista Thelonious Monk: Dyer infatti tratteggia con precisione la tenerezza del rapporto tra egli e sua moglie, Nellie. In casa, Monk suonava un vecchio pianoforte malridotto sistemato alla meglio in un angolo della cucina, in modo tale da poter farsi sentire meglio da sua moglie, cui andavano tutte le attenzioni, comprese quelle dal palcoscenico. La tenerezza del loro rapporto traspare durante tutto il racconto avente Monk come protagonista.
Altra gemma è la storia con protagonista il soldato Lester Young: Dyer ci presenta il grande sassofonista sotto le armi, alle prese con un generale che sembra uscito dal film di Kubrik “Full Metal Jacket”.

Ho apprezzato davvero moltissimo il libro di Dyer proprio perché mostra il lato umano di personaggi famosissimi, ora come allora, della musica jazz, i grandi maestri che sono entrati nella storia e hanno influenzato tutti gli interpreti ed i musicisti posteriori. Guardarli nell’intimo delle loro vite e nella quotidianità della loro vita, fatta non soltanto di celebrità, alcol e palcoscenici vari, li fa risplendere di una luce diversa. Mi sono accorto che, dopo aver letto questo libro, ascolto le loro incisioni con un orecchio diverso: davanti agli occhi non ho più soltanto la bravura ma anche l’umanità e la semplicità di questi grandi artisti. In appendice del libro edito da Einaudi, c’è una ricca discografia e guida all’ascolto, curata da Luciano Viotto, che ha portato in scena, a Torino ed in altre città d’Italia, tra cui Ventimiglia, un reading di questo stesso libro.
Ho assistito alla rappresentazione tenuta il 5 Maggio 2014 a Palazzo Barolo, a Torino, avente come argomento la storia di Pres (Lester Young), Thelonious Monk e Chet Baker dal titolo “Pres, Melodious & Chet”: il reading è stato tenuto dalla bravissima attrice Lucia Cervo, aiutata dai musicisti dell’Accademia Musicale Torinese di Palazzo Barolo e dal Maestro (e studente del conservatorio “G. Verdi” di Torino) Fiorenzo Pereno al sax tenore, con la regia di Luciano Viotto. Quella sera, inoltre, Viotto ha presentato il libro di Dyer ed è merito suo se sono entrato in contatto con il libro che ogni appassionato di jazz dovrebbe leggere.
Il gruppo ha in cantiere, il 9 settembre 2014 al Cap 10100 di Torino, uno spettacolo dal titolo “Duke, Harry & Pres”, con Lucia Cervo come voce recitante, Fabio Corlier al pianoforte ed ancora il Maestro Fiorenzo Pereno al sassofono.

Buona lettura e, in questo caso, buon reading! 😉

Novella degli scacchi (Schachnovelle), Stefan Zweig

Stefan Zweig è uno scrittore austriaco del primo ‘900. Il libro che vi presento è una delle sue novelle più conosciute.

La trama è semplice e lineare: su una nave diretta a Buenos Aires viaggia il campione di scacchi Mirko Czentovič. Egli viene riconosciuto dai passeggeri e viene sfidato, ripetutamente, a duello di fronte ad una scacchiera. Il campione vince facilmente fin quando un tale, un certo dottor B., inizia a fronteggiarlo come si deve.

La partita a scacchi altro non è che l’espediente narrativo che Zweig utilizza per mettere a confronto due uomini: l’umile e grossolano contadino Czentovič, proveniente da uno dei Paesi slavi del sud, ed il colto ed elegante viennese B. Di queste due figure, Zweig ci racconta l’origine, la storia e ne delinea le caratteristiche con piccoli colpi di penna. Sullo sfondo si muovono i passeggeri, primo tra tutti il ricco petroliere McConnor, fino all’imprevedibile conclusione, che lascia soltanto intuire chi sia l’effettivo vincitore e chi sia il vinto.

“Schachnovelle” (questo il titolo originale) è una piccola perla narrativa che si lascia leggere nel giro di un paio d’ore. È interessante leggere questo libro soprattutto per conoscere la storia dei protagonisti: il resto è solo un espediente narrativo, che viene comunque caratterizzato con precisione e con la stessa cura utilizzata nel delineare i tratti dei due scacchisti.

Dato lo spessore del libro (126 pagine di piccolo formato nell’edizione della Newton-Compton), lascio la parola allo scrittore, con la speranza di avervi incuriosito almeno un po’.

 

Buona lettura, a presto!

Lamento di Portnoy (Portnoy’s complaint), Philip Roth.

Questo romanzo rientra tra i romanzi brevi di Philip Roth. Il protagonista, Alexander Portnoy, racconta la sua vita dal lettino dello studio del suo psicanalista, il dottor Spielvogel. Egli racconta la routine in casa, il suo rapporto con i genitori, con la religione ebraica, con il sesso e con le donne. Il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1969, durante gli anni di Woodstock e della rivoluzione sessuale: è stato uno dei primi a parlare così apertamente di questi argomenti, senza inibizioni o censure.

Portnoy racconta gli episodi della sua vita ed i comportamenti che egli ha assunto in quelle occasioni senza peli sulla lingua, confessandosi apertamente e senza curarsi di quanto irriverente, sconveniente, antipatico o scortese egli possa apparire.

Personalmente, trovo Alex Portnoy un tipo in gamba, sebbene a volte sia un po’ troppo maschilista: la sua sincerità è disarmante, non si preoccupa minimamente di “ritoccare” i racconti per sembrare una persona migliore. Portnoy è Portnoy, resta sé stesso in ogni situazione: spesso, questo atteggiamento porta a situazioni in bilico tra il comico ed il grottesco ed  esempi, nel libro, ce ne sono a bizzeffe.

Questo libro è davvero spassoso, di facile lettura ed introduce la figura di Portnoy a tutto tondo. Malgrado la brevità del romanzo, Alex è ben caratterizzato, soprattutto dal punto di vista caratteriale.

L’ultima pagina del romanzo è la più spiazzante di tutte: NON LEGGETELA prima della fine del libro, non lasciate che l’occhio la sbirci mentre andate a consultare l’indice. Insomma, tenetela top secret fino alla fine. Il colpo di scena è geniale e, ci scommetto, vi lascerà senza parole. Fatemi sapere l’effetto che vi fa. 😉

 

A presto, come al solito vi auguro buona lettura!

Ragionevoli dubbi e Le perfezioni provvisorie, Gianrico Carofiglio

Per la prima volta, ho scelto di presentarvi una coppia di libri, accomunati dalla presenza dello stesso protagonista, nato dalla fantasia dello scrittore barese Gianrico Carofiglio.

Sono entrato in contatto con “Ragionevoli dubbi” tre anni fa, nel mese di maggio: ho preso il libro in una gioielleria di via Madama Cristina a Torino.

Una gioielleria? Pier, sarai mica ammattito?

No, non sono ammattito; in quel periodo, grazie al book-crossing organizzato dal Salone del libro, era possibile scambiarsi libri, secondo la formula “ne lasci uno, ne prendi uno”.

“Ragionevoli dubbi” ha come protagonista l’avvocato barese Guido Guerrieri: quarantenne, divorziato, avvocato penalista. È dotato di un forte senso del dovere e di giustizia, cui va tutta la sua dedizione, anche quando si trova ad aver a che fare con clienti non proprio raccomandabili e “diversamente onesti”.

Ha un senso dell’umorismo particolare, che lo rende simpatico ed affascinante; a volte, però, assume alcuni atteggiamenti che lo fanno sembrare matto: ex pugile, ha dei veri e propri colloqui col sacco da boxe, come se questo fosse il suo psicologo.

I due libri di cui ho citato i titoli mostrano l’avvocato Guerrieri in azione: come in ogni buon thriller, Carofiglio presenta una trama solida e mai prevedibile, che si dipana sotto i nostri nasi attraverso gli occhi e le azioni dell’avvocato. In “Ragionevoli dubbi”, Guerrieri viene assunto dalla moglie di un criminale, incolpato di un crimine che egli afferma di non aver commesso, e spetterà quindi all’avvocato far luce sulla vicenda. In “Le perfezioni provvisorie”, Guerrieri indaga sulla presunta scomparsa di una giovane studentessa barese. Ognuno dei romanzi di Carofiglio, insomma, racconta un caso ed è pervaso dallo stesso misto di umorismo, suspense ed ironia.

“Testimone inconsapevole” e “Ad occhi chiusi” sono altri due romanzi che hanno Guerrieri come protagonista.  Presto su questi schermi.

Se vi piacciono il “legal drama” o il “legal thriller”, vi consiglio vivamente di leggere uno dei libri di Carofiglio: l’avvocato Guerrieri è un personaggio riuscitissimo, simpatico e molto umano. Ogni tanto commette degli errori, si lascia prendere troppo la mano, facendo quello che farebbe, molto probabilmente, ognuno di noi, se si trovasse nella sua situazione. Non fa, comunque, mai niente di male, a causa (o grazie) agli scrupoli ed ai rimorsi che lo attanagliano, nel caso in cui percorra strade sbagliate o oscure. Il lato migliore di questo personaggio, insomma, è la sua morale, che lo guida in ogni situazione.

 

Buona lettura!

Il giorno in più, Fabio Volo

Dopo aver finito “Il sostituto” ero un po’ giù di corda: mi butta sempre un po’ giù leggere un libro incentrato su una storia d’amore che poi non va come dico io.
Ho iniziato a spulciare i libri che ho a casa e ho trovato “Il giorno in più” di Fabio Volo. Avevo voglia di qualcosa di leggero e carino e, avendolo già letto circa un anno fa, sapevo che non mi avrebbe deluso.

Prima di parlarvi brevemente del libro, vorrei scrivere due righe sull’autore. In rete e tra i miei amici lettori sento spesso parlare male di Fabio Volo. “Non è uno scrittore”, mi dicono. “Le storie che scrive sono brutte e scontate (o brutte perché scontate)”.
Personalmente, Fabio Volo mi è in grande simpatia: è un ragazzotto alla mano, spensierato, modesto, simpatico e carino (così l’ha descritto la mia amica Michela dopo averlo incontrato al Circolo dei Lettori di Torino). Non scriverà delle pietre miliari della letteratura universale, d’accordo, ma i suoi libri mi piacciono perché sono scorrevoli, romantici senza essere melensi e non prevedibili: è difficile scrivere romanzi “leggeri” senza scadere nel banale e nel melenso, per questo Fabio Volo ha un grande merito.

“Il giorno in più” è la storia di un incontro, quello tra Giacomo e la sconosciuta del tram, quello che il protagonista prende tutte le mattine per andare a lavoro. Egli è rassicurato da quella dolce presenza femminile, ci fantastica su e pensa a cosa potrebbe accadere se, un giorno, decidesse di farsi avanti e parlare a quella fanciulla. Come reagirebbe, lei? Cosa farebbero insieme?
Il libro ci racconta questa adorabile storia d’amore, anche con alcuni dettagli un po’ “piccanti”. Cosa sareste disposti a fare voi per qualcuno che vi piace? Fareste come Giacomo?
A questo punto, se son stato bravo, dovreste chiedervi “Perché, cosa fa Giacomo?”. Spetta a voi scoprirlo. 😉

Aspetto vostri pareri, fatemi sapere, come sempre, cosa ne pensate.

Alla prossima, buona lettura!

Il sostituto (The Understudy), David Nicholls

Dopo aver letto “Un giorno”, ho cercato notizie sulla vita e le altre opere di David Nicholls, scoprendo questo romanzo. Ho appena finito di leggerlo ed ancora non riesco a farmene un’idea precisa.

L’intreccio di base è semplice: il protagonista, Stephen McQueen, è un aspirante attore teatrale che ha avuto la sfortuna di chiamarsi come il famosissimo attore hollywoodiano, cosa che gli crea non pochi equivoci, tutti a svantaggio del “nostro” Steve McQueen.

La sua vita non è nulla di che, anzi va a rotoli: una ex moglie, Alison, ed una figlia di nome Sophie, uno squallido appartamento alla periferia di Londra, un ruolo teatrale di scarsa importanza ed il ruolo del sostituto. Cioè, semmai dovesse accadere qualcosa al bellissimo, famosissimo (insomma, una valanga di attributi, non sempre tutti positivi, sempre in –issimo) Josh Harper, la star del momento, entrerebbe in scena Stephen.

 

Improvvisamente, la situazione cambia: una sera, infatti, Josh dà una festa a casa propria e Stephen è tra gli invitati, o almeno è una sorta di invitato. Arriva alla festa, nel lussuosissimo (un altro superlativo!) appartamento del collega e conosce molte persone, compresa la moglie di Josh, Miss Nora Harper, di cui si innamora perdutamente. Proprio a partire dal dopo festa, o meglio dal doposbronza post-festa, la vita di Stephen comincia a cambiare rapidamente e radicalmente, un disastro dietro l’altro.

 

Il libro che vi ho presentato è un altro svago estivo che mi sono concesso. E’ molto simpatico, divertente e molto scorrevole (ho impiegato un solo giorno per leggerlo tutto). Inoltre, non è prevedibile, è pieno di colpi di scena e riesce a catturare l’attenzione fino alla fine: le vicende si intrecciano senza cadere però nell’inverosimile, nell’esagerazione o nell’assurdo . Insomma, è tutt’altro che un libro noioso.

Rispetto ad “Un giorno”, però, mi è sembrato meno “solido”: Stephen e Josh sono ben caratterizzati, mentre Nora risulta un po’ piatta, addirittura più piatta della ex moglie di Stephen, che è un personaggio secondario della storia. La trama, nel complesso ben costruita, si assottiglia verso la fine, perdendo quasi di sostanza: non capisco come facciano i protagonisti a fare una scelta così radicale. In fondo non è che si conoscano poi molto… Questo gesto finale, insomma, fa perdere al libro un po’ di veridicità e un po’ mi ha deluso.
Malgrado questo scivolone, vi consiglio comunque di leggere questo piacevole libretto.

 

Spazio spoiler. Insomma, vi racconto la storia.

 

Stephen e Nora diventano grandi amici ed iniziano ad uscire insieme. Mentre Nora è impegnata nelle passeggiate con Steve, Josh la tradisce ripetutamente. Di ritorno da un incontro con Nora, Stephen si dirige a teatro. Passa a salutare Josh in camerino e lo sorprende in dolce compagnia. Stephen intima a Josh di smettere di tradire la moglie e Josh, apparentemente pentitosi del gesto, chiede a Stephen di non raccontare nulla a Nora; in cambio riceverà tre repliche teatrali da attore principale (insomma, Josh farà finta di ammalarsi per lasciare il posto a Steve). Al secondo tradimento di cui viene a conoscenza, il nostro McQueen telefona ad un giornale scandalistico: Josh e l’amante finiscono in prima pagina. Per farla breve, Nora e Stephen decidono di partire insieme per Parigi, dopo essersi scambiati un bacio ed aver dormito insieme un paio di notti.

Insomma, sono rimasto un po’ deluso: la “fuga d’amore” dei due non si fonda su basi solide, sembra quasi un ripiego per entrambi. “Aspettiamo e vediamo che succede”, si dicono sul treno per Parigi. Scusate, eh, ma dopo 344 pagine mi sembra un po’ pochino, o no? Che romanticismo è? E’ un bel po’ lontano dalla dolcezza di cui è impregnato, invece, “Un giorno”. Ripeto, malgrado questi aspetti un po’ negativi, resta comunque un libro da leggere per passare un pomeriggio in allegria e leggerezza.

 

Alla prossima, buona lettura!

Pillole di letteratura e musica davanti ad un bicchiere di vino.